21 dicembre 2017

Buon Natale

Natale. Fino ai dieci anni, tutto bene. Dagli undici anni in poi, la festa più amata dai piccini si declinerà in un’escalation di disagio destinata a non fermarsi mai: si comincia col ricevere regali non proprio azzeccati, poi sbagliati, poi quasi offensivi; dallo stare in tavola spaparanzate a ingurgitare tortelli, al dare una mano a sparecchiare i piatti, alla schiavitù più becera; il coinvolgimento nelle faide famigliari che ci viene richiesto progredisce di anno in anno, così come la richiesta del bollettino conquiste/fallimenti (ma anche solo fallimenti, che c’è più gusto), perché non suoni  più il pianoforte, perché hai scelto una laurea umanistica, perché non ti trucchi di più, perché non ti trucchi di meno. I nostri fratelli e cugini maschi, nel frattempo, si stanno dedicando alla magica arte di insozzamento della tavola accompagnati dal mantra intonato all’unisono da mamma e nonna: “mangia, mangia, mangia, mangia”.
Sono le cinque del pomeriggio, la tovaglia è un campo di battaglia disseminato di pellicine di arachidi, pezzetti di bucce di mandarini, uvette asportate dal panettone, il tutto ridotto alla dimensione di qualche micron. Abbastanza, però, per riempire una casella dopo l’altra della vostra cartella: quest’anno, la tombola, sarà vostra.